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mercoledì 1 agosto 2012

1997 Progetto di Laurea in Architettura - Roba vecchia!







Un enorme ruota dinamo che ricarica il gruppo batterie!


Università di Napoli “ Federico II “
Facoltà di Architettura

Anno Accademico 1996/97




Relazione del progetto di laurea dell’allievo

Giancarlo Concilio   matr. 25/21159



Tema: Definizione tipologico-formale di un veicolo adatto alle esigenze della mobilità urbana




Relatore Prof. Arch. Antonio Rossetti

Correlatore Arch. Ermanno Cressoni



...... il massimo sfruttamento del volume segnato dalle luci simili a lampade domestiche e caratterizzato da ampie superfici vetrate, tali da creare maggiore permeabilità dell’oggetto grazie alla trasparenze e calandolo così visivamente in maggiore simbiosi col paesaggio riflesso.
Il tema di fondo della ricerca resta comunque quello della modularità accompagnata dal massimo sfruttamento dello spazio interno, consentendo così la personalizzazione in ingombri sempre più ridotti. Alla riduzione del passo e degli sbalzi fa seguito la necessità di modificare l’unico vincolo volumetrico, ossia la struttura iniziale  mantenendone comunque vivo il concetto guida di ossatura modulare, sino a giungere a soluzioni come quella di avere la vettura motrice dal volume ampliabile o per mezzo di parti scorrevoli o per mezzo di parti agganciabili a sbalzo dell’assale posteriore.
Lasciando inalterata la posizione e gli ingombri del manichino (95%ile) lo schema di abitabilità della vettura motrice si riduce in lunghezza fino ad occupare uno spazio complessivo di circa 2,5 mt (vera e propria city car) e si delineano due tipologie di cabina da trainare: da tre o da sei posti a sedere con o senza accumulatori supplementari.
 Il rapporto tra la lunghezza e la larghezza per ognuno dei due elementi è di circa 1,5/1. Riducendo la lunghezza della motrice resta comunque inalterato il volume occupato dagli accumulatori e, in caso di presenza di batterie supplementari, si ha un notevole aggravio di peso. Occorre, quindi, una mediazione capace di riequilibrare il rapporti peso complessivo e volume occupato dagli accumulatori in risposta al problema di fondo del massimo risparmio energetico. La cabina da trainare diventa così una grossa dinamo, una sorta di volano la cui inerzia può tornare utile nel recuperare e nel produrre energia: due ruote di grande diametro collegate e sostenute da altre molto piccole fungenti da dinamo. Del resto il motore elettrico, avendo la coppia massima sempre disponibile, ben si presta al traino di una siffatta struttura.
In estrema sintesi prende forma l’idea di rendere uguali sia la vettura traino che la cabina trainata, in modo da replicare un unico oggetto: un vero e proprio modulo. Esso è sempre meno caratterizzato, non lascia nemmeno leggere qual’è la direzione di marcia, tanto da essere utilizzabile indistintamente in entrambe le direzioni (per assurdo in tutte le direzioni) sia come modulo traino che come modulo trainato, mantenendo inalterate le sue caratteristiche funzionali senza dover innescare “metamorfosi irreversibili” o “momentanee”, comunque richiedenti interventi diversificatori radicali.
Viene individuata una “forma strutturale” dalla geometria semplice, un cerchio, entro il quale gira la ruota e intorno al quale si articolano i servizi. Tale vincolo dimensionale definisce sia l’accesso laterale che la forma del modulo, un cilindro, assumendo valenze estetiche normalmente affidate alla carrozzeria. Tale modulo si costituisce di due “macroelementi” principali: l’abitacolo-cabina e la meccanica-batteria, entrambi scomponibili ed assemblabili in base alla diversificazione funzionale richiesta. L’abitacolo cabina costituisce l’essenza del modulo in quanto si configura come tale anche privo della meccanica e degli accumulatori necessari al moto. Potrebbe quindi utilizzarsi per funzioni diverse da quelle legate al trasporto, essendo vano protetto da un guscio e ancorato al suolo (pensilina, ufficio, chiosco, etc. ) si caratterizza come “vuoto ricco di spazio” nel quale sono contenuti gli elementi essenziali.
Un abitacolo pieno è “scontato”, poiché vincolato, in quanto completo, non flessibile. In esso si perde la percezione del volume e gli occupanti possono solo calarsi, sedersi e viaggiare come stabilito nell’impostazione progettuale. Un veicolo “essenziale” significa semplicità dove sono necessari e sufficienti pochi schemi estremamente flessibili. Un veicolo adatto a tutti, ma non per questo privo di personalità, perché flessibile nei contenuti, leggibile in tutti i suoi aspetti, attraverso il compendio tra gli elementi strutturali e quelli di finitura. La fruibilità dello spazio disponibile, rende l’abitacolo permeabile “sentendo” con una lettura immediata lo spazio interno che si “vede” da fuori.
L’abitacolo-cabina presenta, come già detto, una geometria essenziale: un cilindro. Le due basi rappresentano le pareti laterali del veicolo, dove due nervature circolari contenenti le grosse ruote, le sospensioni e il meccanismo dinamo, fungono da guardia alle superfici vetrate (plastiche) poste nel loro interno e che formano i due varchi di accesso laterali. Essi, infatti, non sono delle tradizionali portiere, la loro apertura è gestita da un interruttore (telecomando) centrale intorno al quale ruotano le due superfici vetrate che, sovrapponendosi, creano l’apertura. Agendo parzialmente sul comando è possibile  aprire parzialmente la base del cilindro. Le due strutture anello presentano due canaline, una portaservizi sull’esterno consente per certi versi la personalizzazione del mezzo potendo così installare luci, pannelli solari supplementari, display, insegne pubblicitarie, targhe, etc.; l’altra, rivolta sul lato interno consente l’apertura della superficie laterale del cilindro. Essa infatti è divisa in tre parti; la centrale superiore è un pannello ad energia solare che alimenta una struttura interna portaservizi (video, luci di servizio, telefono, etc.) scorrevole su guide, le altre due geometricamente uguali sono dei portelli tali da consentire l’accesso al veicolo sia anteriormente che posteriormente.
Per facilitare l’accesso ant./post. È sistemata una rampa estraibile tra il pavimento dell’abitacolo, che è un piano attrezzabile scandito da una maglia regolare di fissaggio per gli “elementi necessari” all’interno, sedili, piantone comandi guida, strutture contenitori, strutture varie, etc. ed il vero e proprio pianale, realizzato per accogliere il “cassetto” batterie, con due travi sui lati entro le quali scorrono la rampa ed il blocco batterie-motore-ruote. All’esterno delle due travi guida trovano posto il caricabatterie e l’inverter che sono
ancorati al piano di fondo a chiusura della struttura.
La meccanica e le batterie costituiscono il contenitore “cassetto” estraibile al quale sono ancorate le ruote motrici sterzanti per mezzo di un comando fly by wire, ossia non legate meccanicamente allo sterzo. Anche i due potenziometri, freno ed accelleratore, utilizzano tale tipo di tecnologia. Il contenitore cassetto è così facilmente sostituibile in modo da saltare la ricarica degli accumulatori semplicemente sostituendo il tutto. Lo stesso contenitore privato della meccanica e delle ruote, può diventare elemento di aggancio tra più cilindri modulo in quanto collegabile all’abitacolo-cabina sia anteriormente che posteriormente.......

Immagini virtuali realizzate da  G.Galliano

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